Esecuzione del test per HIV/AIDS in un campione di soggetti tra i 18 e i 49 anni in quattro province italiane


Abstract


Obiettivi: scopo di questo studio supportato dall’Istituto superiore di sanità è stato quello di raccogliere dati relativi all’esecuzione del test per HIV/AIDS, e alla positività per tale test, nelle fasce di età più attive sessualmente, e quindi più a rischio di contrarre l’infezione, in un campione rappresentativo della popolazione italiana.

Metodi: lo studio è stato eseguito in 4 diverse città italiane (Bari, Milano, Parma, Perugia) con caratteristiche geografiche, sociali e di incidenza dell’infezione diverse. Un questionario autosomministrato è stato utilizzato per intervistare 2000 persone di età compresa tra i 18 e i 49 anni, reclutate mediante un campionamento per quote relative ad età, sesso e livello di istruzione.

Risultati: 1982 soggetti hanno risposto al questionario somministrato. 669 (35,8% degli intervistati) hanno effettuato il test per HIV/AIDS, di questi il 16,9% ha effettuato il test più di una volta nel corso della vita. I motivi e le occasioni più frequenti per cui si è effettuato il test per HIV/AIDS sono “controllo e curiosità” (30,2%), “donazione di sangue” (26,9%), “intervento chirurgico” (23,6%), “timore del contagio” (23,4%). La distribuzione di coloro che hanno effettuato il test per HIV/AIDS nelle quattro province e nelle tre fasce d’età (18-28, 29- 39, 40-49 anni) è abbastanza uniforme, solo Bari presenta una percentuale (20,3%) sensibilmente inferiore rispetto alle altre tre città. Il 2,1% dei soggetti sottoposti al test è risultato positivo.

Conclusioni: il sottoporsi al test per HIV/AIDS, associato ad un adeguato counseling, può avere effetti positivi sia sulla popolazione in senso lato, sia sul singolo individuo. La percentuale di coloro che hanno svolto il test è rilevante ma tuttavia ancora non soddisfacente, soprattutto nella fasce d’età più avanzate. È auspicabile per il futuro un aumento delle persone che si sottopongono al test, in quanto alcuni studi dimostrano che la conoscenza del proprio stato
sierologico può incidere sui comportamenti eventualmente assunti.




NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aprex-8334

DOI: http://dx.doi.org/10.2427/6199

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