Rischio biologico, questo sconosciuto: L'importanza della decodificazione dei messaggi sulla salute, per imparare a difendersi da epidemie vere o mediatiche


Abstract


“Virus Killer, i malati sono quattromila”, “Ancora morti, il virus sta mutando”, “L’incubo SARS”, “Pena di morte in Cina per gli untori”. Questi sono alcuni titoli apparsi sui vari quotidiani italiani nella primavera del 2003 per farci capire quanta paura si associ a questa nuova malattia infettiva, sebbene ancora il reale rischio di ammalarsi sia stimato dagli esperti in valori del tutto normali. I pericoli enunciati dai mass media su questo nuovo agente biologico spesso vanno a ricreare per il grande pubblico condizioni di preoccupazione se non addirittura di allarme come accaduto nel passato con l’AIDS, la BSE ed il bioterrorismo e appunto oggi si verifica con la SARS. Ma questo genera nel pubblico ancora una volta diffidenza a causa delle scarse conoscenze sulle vie di diffusione e dei mezzi per difendersi. Quindi, in situazioni di esasperazione della collettività possono creare motivi di emarginazioni per le comunità straniere come, ad esempio, quella di Prato dove prevalgono extra-comunitari provenenti dalla Cina (area di origine dell’epidemia). Questo aspetto determina l’impellenza di istruire processi di conoscenza rivolti a tutti, “addetti e non addetti” a vari gradi ed esigenze dettate dalle istituzioni preposte. Dall’osservazione della comunicazione di massa su temi sanitari, si è evidenziata la necessità di promuovere una cultura del rischio biologico in ambiente di vita e di lavoro. Il modello proposto prevede la creazione di una rete di soggetti comprendente referenti delle aziende sanitarie, responsabili della sicurezza dei lavoratori, operatori della comunicazione, e si articola in varie fasi: partendo dalla valutazione di conoscenze, atteggiamenti, situazioni e comportamenti, si delineano percorsi formativi che verranno poi valutati e validati su gruppi campione.



NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aprex-8234

DOI: http://dx.doi.org/10.2427/6104

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